LISISTRATA di Aristofane
<Ma se il
soave Eros ed Afrodite spirano il desiderio sui seni e sulle cosce, e agli
uomini donano una dolce e robusta tensione, penso che un giorno tra i Greci
avremo la gloria di avere finito la guerra> (Lisistrata 551-554)
1.
La commedia
Rappresentata per la
prima volta ad Atene nel
Non è soltanto la
prima commedia greca con protagonista femminile, anticipando per molti versi
l’ipotesi di un governo delle donne messa in scena con le Ecclesiazuse, ma anche il primo
testo della cultura occidentale che affronti il problema dell’emarginazione
della donna.
2.
La trama
La storia è
ambientata nella città di Atene, dove le donne chiedono ai propri mariti di
interrompere le attività belliche. Personaggio principale attorno a cui ruota
l’intera commedia è Lisistrata, che recluta le donne delle città in guerra,
stanche e ribelli, per pianificare il raggiungimento della pace, e la strategia
proposta è notevolmente paradossale: l’astensione dai rapporti sessuali con i
propri mariti. Dopo alcune esitazioni, l’alleanza è accettata.
L’acropoli di Atene è
occupata.
Gli uomini reagiscono
superficialmente poiché dubitano delle capacità delle loro mogli, e tentano di
convincerle a partecipare alla guerra: indignate e arrabbiate, però, rifiutano
di accondiscendere a patti con loro. Tuttavia gli uomini riescono a portarle al
cedimento, dimostrando a parole come facile sarà per loro trovare altre mogli e
quanto le stesse ingiustizie della guerra siano causate dalle donne stesse.
Ecco che le rivoltose perdono forza: anche per loro è difficile fare a meno del
piacere sessuale e, dunque, dei loro mariti.
Lisistrata, a questo
punto, dà loro la forza per resistere. Ed è qui che la loro strategia si rivela
vincente: gli uomini finalmente avvertono l’urgenza del sesso insoddisfatto e
cedono, realizzando la pace con gli altri paesi.
Lo sciopero delle
donne è finito, e dopo molto tempo tornano a casa con i loro mariti.
3.
I temi e le interpretazioni
-
Il sesso come
strumento di potere
Quel che caratterizza
questa commedia aristofanesca è certamente la strategia adottata dalle donne
greche per dissuadere i loro mariti dalle attività di guerra: consapevole della
forza presente nel sesso, la loro ragione usa il proprio corpo come strumento
di ricatto. Gli uomini sono costretti a scegliere, e sarà infatti lo sfrenato
desiderio (pothos) a piegarli: le donne si rivelano,
per questo, più abili dei loro uomini, la loro resistenza è difficile ma vincente,
volta ad un fine superiore, la pace. Il piacere diventa in questo modo il punto
debole di chi è forte soltanto con l’armatura: “non esiste nel teatro di
Aristofane nessuna fantasia di potenza, nessuna pulsione interiorizzata, che
non abbia nel corpo e nel suo benessere un punto di riferimento, e una
componente essenziale” (G. Paduano).
E c’è grande
differenza tra gli uomini e le donne quanto alla concezione che hanno del
rapporto sessuale. “In particolare, Lisistrata e le sue compagne hanno di sé
un’immagine tutt’altro che limitata alla passività sessuale; individuano,
infatti, una definizione del rapporto sessuale fondata sulla presenza attiva
della donna, al punto che nella loro opinione un cedimento forzato alle avances
maschili, senza partecipazione, non violerebbe né comprometterebbe l’efficacia
del piano stesso” (G. Paduano). Gli uomini, invece,
non si rivelano capaci di comprendere le motivazioni che spingono le loro donne
a muoversi in questo modo, né i meccanismi psicologici che vivono quando scelgono
la resistenza alla soddisfazione del desiderio: non è un caso che, fino
all’ultimo, gli uomini guardano al corpo della donna e non alle sue labbra,
senza capire che il corpo e le labbra elaborano due messaggi pressoché
identici.
Ne risulta che il piacere
sessuale non è coinvolto nel possesso di
cose, ma nella relazione tra persone.
E gli uomini sono troppo legati al semplice soddisfacimento del bisogno per
comprenderne i significati che esso possiede nella lotta delle loro donne.
-
L’ottusità
maschile e l’emarginazione della donna
Siamo lontani da
concrete ideologie femministe o lotte per l’emancipazione della donna, ma resta
vero il fatto che nucleo centrale della commedia Lisistrata sia proprio l’emarginazione del genere femminile dalla
società e la polarizzazione tra universo maschile (legato all’aggressività
bellica) e universo femminile (legato ai valori pace/sesso/famiglia).
Fa riflettere,
infatti, sulla condizione delle donne nella realtà di allora, isolate dalle
scelte dei loro mariti e mai prese in considerazione per eventuali discussioni
al riguardo: allontanata, inoltre, dalla vita pubblica e da ruoli politici, la
donna messa in scena con questa commedia quasi anticipa l’idea di un governo al
femminile presente in un’altra commedia di Aristofane, le Ecclesiazuse. Ecco che
l’occupazione dell’Acropoli rappresenta in
toto la necessità di far sentire la propria voce e combattere l’ottusità e
la sordità maschile, che sono, in fondo, anche quelle dei destinatari
dell’opera. E’ vero, infatti, che è presente nella commedia una reale funzione
comunicativa, tra un’intenzione polemica dell’autore e il disinteresse del
pubblico, la sua impossibilità di recezione del messaggio.
Sulla scia di tale
interpretazione, facile risulta comprendere le radici psicologiche della
resistenza che le donne oppongono ai vuoti tentativi di persuasione da parte
degli uomini ed inoltre la loro cosciente abilità nel provocare i loro nemici
(che, forse, nemici non sono): incantevole è la scena di seduzione da parte di Mirrina che rappresenta la più brillante realizzazione del
ricatto.
-
La pace: retaggi
degli Acarnesi
E’ chiaro che fine
primo ed ultimo delle azioni delle donne di Lisistrata è il raggiungimento
della pace politica, che consentirà il ritorno in patria dei loro mariti e il
ristabilimento dell’equilibrio domestico ormai perso o comunque momentaneamente
interrotto.
“La pace è l’idolo
politico predominante nel teatro di Aristofane”, scrive G. Paduano,
alla luce dell’importanza che questo tema acquista, prima che nella Lisistrata, negli Acarnesi (
Tuttavia l’intenzione
del commediografo non va fatta derivare da una netta ideologia pacifista né
coincidere con un rifiuto della politica imperialista: quella delle sue eroine
è piuttosto una forte aspirazione nostalgica a restaurare l’Atene incorrotta.
La guerra è bersaglio polemico tanto quanto in precedenti tragedie euripidee,
mirato però in chiave comica.
Obiettivo delle
rivoltose è cambiare radicalmente la politica fatta dagli uomini, e affidarne
la gestione a chi non ha avuto potere finora, le donne stesse, che dunque non
possono essere colpevoli dell’attuale situazione sociale.
La follia di guerra
appartiene quindi ad una serie di stoltezze che il genere maschile compie nella
gestione del potere, e la realizzazione della pace non può prescindere da un
profondo cambiamento delle condizioni politiche preesistenti.
4.
L’eroe aristofanesco
Il rapporto tra
individuo e gruppo domina nelle storie di Aristofane: l’eroe comico che egli
mette in scena vive un profondo isolamento che lo pone in accentuato risalto
rispetto agli altri personaggi dell’opera.
Questa funzione
protagonistica dell’eroe comico va ad incontrare l’innovativa caratteristica di
“maniaco” che appartiene a Lisistrata, a Trigeo, a Pistetero e ad altri personaggi aristofaneschi; ma la loro
follia cela, in realtà, intenzione polemiche che l’autore non rende tanto
impossibili da recepire. “Lisistrata non è pazza agli occhi di nessuno: il suo
rapporto col mondo va definito come un’alienazione attenuata” (G. Paduano).
5. Giudizi critici
<Una commedia
gigantesca, una commedia universale, in cui danzano assieme dei e uomini e
bestie; in cui si abbracciano grazie e rudezza; in cui si compie la più alta
forma, e poi di nuove si rompe in divina tracotanza […] Pensate qualcosa al cui
confronto la musica delle Nozze di Figaro
è addomesticata, e un Baccanale di
Rubens è goffo. Pensate a una danza,
una vera danza, creata secondo il piano di un’intelligenza affascinante – e
tutte quelle che nella nostra lingua si chiamano scene non sono altro che
momenti e figure di questa danza, tutto il mondo chiuso nelle maschere, tutto
il mondo che danza nell’esaltazione del gesto sfrenato; tutto il peso della vita
trasformato non nel chiaroscuro dei sogni, come in Shakespeare, ma in un
movimento vorticoso, e la rudezza più rude è nobilitata da uno slancio
indefinibile>.
(Hugo von Hofmannsthal)
<Le donne dunque
negano ai loro mariti l’adempimento del dovere coniugale; e in questo modo
ottengono vittoria. Non avevano gli uomini la possibilità di rivolgersi
tranquillamente ad altre donne, o anche al loro stesso sesso? Questo pensiero,
che sorge spontaneo, il poeta lo ritiene sempre ben lontano; di conseguenza, in
questa commedia priapica si deve vedere l’esaltazione
del matrimonio, e così a v. 1285
vengono invocati Zeus ed Era come coppia divina>.
(Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff)
<Aristofane
drammatizza qui la guerra tra i sessi: l’uomo dipinto con colori estremi –
bellicosità, ostinazione, volontà di vittoria – la donna identificata, con
uguale estremizzazione, con sicurezza, armonia, attrazione centripeta della
vita domestica. Tutti e due sono
caratterizzati dall’esagerazione del desiderio sessuale, ed è questo alla fine
che li unisce […] Il sesso non è visto attraverso la lente distorta del
fascino o dei desideri irreali, ma direttamente nel contesto delle istituzioni
[…] La vita domestica non è dipinta
in chiave romantica, come nell’universo menandreo di
amanti stereotipati che tendono a uno stereotipato e felice matrimonio: il
quadro di famiglia di Aristofane
comprende routine, litigi e ripicche. Ma la chiave di tutto è l’amore>.
(Cedric Whitman)
Elaborazione di:
Aversa Carlo Bruno
De Cristofaro David
Magrì Luca Vito Francesco
Masulli Yuri Ignazio
Zaurito Antonio Enrico